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Una mail con il giorno che preferite e quante persone siete. Rispondiamo con due o tre orari possibili.
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Atri — Abruzzo
Il vino non lascia la collina.
Cantina privata sui calanchi di Atri. Si assaggia e si acquista soltanto qui, su appuntamento. Ogni bottiglia porta il nome di chi la ritira.
Tridente non è in nessuna enoteca, in nessun ristorante, su nessun sito di vendita. Non spediamo, non esportiamo, non abbiamo distributori. Chi vuole questo vino sale ad Atri, entra in cantina, lo assaggia e se ne porta via le bottiglie a mano.
È una scelta, non una limitazione. Tremila bottiglie l’anno bastano appena per chi viene di persona, e un vino che si beve dove è nato racconta molto più di un vino trovato su uno scaffale.

Non ci sono etichette da supermercato, perché non c’è nessun supermercato. L’etichetta è un foglio di pergamena a bordo strappato, con lo stemma a rilievo e il vostro nome scritto a mano in inchiostro, insieme al numero della bottiglia, all’annata e alla data del ritiro. Su richiesta, lo stesso testo viene inciso direttamente sul vetro.




Una mail con il giorno che preferite e quante persone siete. Rispondiamo con due o tre orari possibili.
Un’ora e mezza: la vigna vecchia sul crinale, la cantina sotto la collina, e l’assaggio dei tre vini.
Quante bottiglie e quale forma di personalizzazione: pergamena scritta a mano, cuoio impresso o incisione sul vetro.
Il vostro nome entra nel registro accanto al numero della bottiglia. Da lì in poi quella bottiglia è vostra, anche se resta in cantina ad aspettarvi.

Tre punte: il mare, la collina, la mano che vendemmia. Ad Atri il tridente è inciso da tremila anni — sulle monete, sulle anfore, sugli architravi. Questa è la storia che gli è rimasta attaccata.
289 a.C.
Hatria conia moneta propria prima di Roma e porta impresso il volto di Hadranus, la divinità delle acque. Dal suo nome, dicono, viene quello dell’Adriatico. I vignaioli del colle versavano in mare la prima anfora della vendemmia; sulle altre marchiavano a fuoco un tridente, perché al porto di Matrinum si riconoscessero fra mille.
1395
Atri viene venduta per trentacinquemila ducati ad Antonio Acquaviva, primo di diciannove duchi. Sotto il Palazzo Ducale, nelle cisterne romane scavate nel IV secolo avanti Cristo, il vino nero del colle trova la sua cantina. Da quel momento non è più il vino di un contadino: è il vino di una corte, e non si vende — si dona.
1481
Ferrante d’Aragona, re di Napoli, concede agli Acquaviva di aggiungere al proprio nome quello della casa reale. Da Atri partono allora i doni che tengono vive le alleanze: la liquirizia, il Pan Ducale, e le botti segnate col tridente. Nei registri di cantina non c’è un nome di produttore, solo tre parole: vino di Hatria.
1734
Il Regno di Napoli passa ai Borbone e le casse d’Abruzzo seguono le parentele: alla corte di Spagna, dove il vino di Hatria era già arrivato con gli Aragonesi, e a quella di Francia. Si dice che a Versailles lo chiamassero le vin du trident e che nessuno sapesse indicarne il paese sulla carta. Ogni cassa portava il nome di chi doveva riceverla — l’abitudine non l’abbiamo mai persa.
2019
Un ettaro e mezzo di Montepulciano piantato nel 1948, sul crinale dei calanchi. Nessun diserbo, rese da diciotto ettolitri, uva lasciata appassire sulla pianta finché il grappolo non pesa quasi nulla. Il primo anno abbiamo riempito milletrecento bottiglie e le abbiamo date una per una, di mano, a chi era salito fin qui.
I calanchi di Atri sono un fondale marino rimasto all’asciutto: argilla azzurra, sale, conchiglie a mezzo metro dalle radici. La terra frana ogni inverno e ogni inverno le viti la trattengono. Da un lato il Gran Sasso, dall’altro l’Adriatico a quindici chilometri: di notte scende l’aria di montagna, di giorno sale il vento salato. È questa forbice che tiene l’acidità dentro un’uva che arriva a sedici gradi.



L’anno in cui è stata piantata la vigna vecchia, a piede franco su selezione massale.
L’altezza del crinale, con il mare che si vede da ogni filare.
Meno di una bottiglia per ceppo. Il resto resta a terra a giugno.
Le bottiglie di Tridente ogni annata, tutte ritirate a mano in cantina.

Si assaggiano tutti e tre durante la visita, nell’ordine in cui sono nati.
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG Riserva
Montepulciano in purezza da un solo appezzamento. Appassimento parziale in pianta, fermentazione con i lieviti della vigna, ventisei mesi in barrique francesi nuove. Non filtrato, non chiarificato. Un vino denso, quasi masticabile, che in gioventù somiglia a un Amarone e a vent’anni non somiglia più a niente.
Montepulciano d’Abruzzo DOC
Le vigne giovani dello stesso crinale, in acciaio e botte grande. Frutto scuro, sale, la tannicità dritta del Montepulciano senza legno a coprirla. Il vino che beviamo noi, a tavola, tutti i giorni.
Cerasuolo d’Abruzzo DOC Superiore
Rosato di una notte sola sulle bucce, colore di melagrana. Teso, salino, con l’amaro della buccia di ciliegia sul finale. Nasce per il pesce dell’Adriatico che sta quindici chilometri più in basso.

Da aprile a ottobre, dal martedì al sabato, due gruppi al giorno, massimo otto persone per volta. Rispondiamo a tutte le richieste in ordine di arrivo. Se cercate una bottiglia per una data precisa — un compleanno, un anniversario, un regalo — scrivetelo: la pergamena si prepara a mano e serve qualche giorno.
Soltanto in cantina, a Atri, in provincia di Teramo, e soltanto su appuntamento. Non vendiamo online, non siamo in enoteca e non abbiamo rivenditori.
No. Le bottiglie si ritirano di persona in cantina. È la condizione su cui è costruita tutta l’azienda: il vino non lascia la collina se non in mano a chi l’ha comprato.
Ogni bottiglia porta il nome di chi la ritira, il numero progressivo, l’annata e la data del ritiro. Sono scritti a mano su pergamena, impressi su una targhetta di cuoio o incisi direttamente sul vetro, a scelta.
Circa un’ora e mezza, con la vigna, la cantina e l’assaggio dei tre vini. Il costo della degustazione e i prezzi delle bottiglie li comunichiamo per mail rispondendo alla richiesta.
Tremila di Tridente Riserva, più le piccole produzioni di Matrinum e Hadranus. Le annate scarse ne hanno meno, e quando finiscono finiscono.